Per una persona con disabilità buttarla sul ridere è una delle possibili strategie di sopravvivenza alle micro e macro aggressioni quotidiane a cui la espone una società ancora profondamente abilista. È un po’ questa la filosofia di “Abilisti fantastici e dove trovarli”, l’ultima fatica letteraria di Marina Cuollo, che già in precedenti lavori aveva scelto uno stile ironico per parlare di disabilità. Il tema portante dell’opera è l’abilismo, che, per chi non lo sapesse, è quella sottile e squisita pratica sociale che trasforma la vita delle persone con disabilità in una gita all’inferno. Non è che qualcuno si svegli la mattina e decida di farlo apposta. È più un riflesso pavloviano, un’abitudine culturale che si perpetua con la stessa naturalezza con cui ci si sciacqua la faccia appena svegli.
Gli “Abilisti fantastici” non sono creature mitologiche. In genere sono dei “normodotati”, che Cuollo ribattezza “dotati di norma” (sebbene non si sappia cosa sia la norma), che però non sono tutti uguali e possono essere tipizzati. Dunque c’è l’Homo misericordiosus, altrimenti detto “Il Pietoso”, spesso intriso di buoni sentimenti e infarcito di bontà, più di un babà col limoncello; poi c’è l’Homo indifferens, che aiuta chiunque abbia una disabilità a trasformarsi in un ornamento, meno visibile della tappezzeria e più anonimo del linoleum di un ospedale; interessante è anche la Femminista (marchio non registrato): Cuollo osserva come il femminismo, storicamente, abbia sempre lottato per abbattere le oppressioni, ma chissà perché le donne con disabilità non sono mai riuscite a farsi spazio nelle discussioni. Forse perché sono sempre state viste come l’equivalente di una pianta grassa: adatte a fare colore, ma facilmente ignorabili finché non c’è bisogno di innaffiarle cioè, dare loro spazio, quindi mai. Altre varianti di Abilisti fantastici sono il Tuttologo, il Diversamente ipocrita, il Timoroso, l’Artista Illuminato.
Ma la disamina dell’abilismo non finisce qui. Ridendo e scherzando si parla di ausili per persone con disabilità e non, delle persone con disabilità nella storia, di viaggi, lavoro, relazioni, sessualità, persone con disabilità VIP, stagioni della vita (adolescenza, giovinezza, vecchiaia).
L’ironia e il sarcasmo sono la scelta vincente per contrastare l’abilismo? Possiamo convenire che non esiste una modalità che funziona in tutte le circostanze, una sorta di ricetta magica. Ma tutto ciò che può aiutare a rompere quelle cristallizzazioni mentali che hanno portato, e ancora portano, a svalutare, inferiorizzare o escludere alcune persone sulla base di una loro caratteristica (che sia la disabilità, l’etnia, o un’altra ancora, poco importa) è benaccetto. Le scelte stilistiche non sono mai fini a se stesse. Ed infatti la stessa Cuollo precisa che la sua scelta di scrivere di disabilità con leggerezza non significa che lei non prenda la questione sul serio. Certo, a volte neanche una risata ti protegge dagli Abilisti fantastici, ma almeno ti aiuta a scordarli più in fretta.